L’INTERVISTA. Il “Gallo” Cristiano Gallocchio: «Ce la metteremo tutta per arrivare fino in fondo»

Il 2015 della palla a spicchi può dirsi ufficialmente concluso. Sono state molte quest’anno le partite spettacolari, e i colpi di scena sui parquet di Padova non sono certo mancati. Nonostante ormai i campionati siano quasi tutti giunti al giro di boa, possiamo star certi di una cosa: il meglio deve ancora venire. La squadra che seguivamo più da vicino questo fine settimana era l’Albignasego, per vedere se sarebbe riuscito o meno a restare agganciato al gruppo di testa. Purtroppo, a Bolzano non c’è stato niente da fare: un secco 67-57 condanna gli uomini di coach Benetollo a una sconfitta pesante contro una formazione decisamente non imbattibile. Ha sicuramente influito anche l’infortunio di Rizzi, limitato a soli 5 minuti sul parquet per un problema all’inguine.

La buona notizia per noi arriva quando riusciamo a incrociare, all’uscita del palazzetto, un giovane virtussino, neroverde dalla testa ai piedi, che quest’anno cerca di trovare spazio proprio all’Albignasego. Proprio lui, Cristiano Gallocchio, che gioca in Virtus da quando non era ancora esattamente proprio alto come adesso. Abbiamo colto la palla al balzo e puntato i riflettori su di lui.

Gallocchio al tiro dall'arco

Cris, la sconfitta pesa abbastanza: questo campionato qualche volta si dimostra davvero imprevedibile. Come procede la tua prima stagione senior?

«È senza dubbio un’esperienza nuova per me, anche se gli anni scorsi ho avuto la possibilità di giocare con la prima squadra in Virtus. Qui nessuno regala niente: per guadagnarsi minuti in campo bisogna lavorare molto, anche perché prima di me ci sono tanti giocatori con una grandissima esperienza. Penso a un veterano come Vizzotto, è difficile entrare al posto suo. La cosa positiva è che quando gioco bene l’allenatore me lo riconosce, lasciandomi in campo di più. È questo il compito dei giovani, credo».

Albignasego quest’anno convince sì, ma non troppo. Un pregio e un difetto di questa squadra?

«La cosa che ho notato subito arrivando qui è che c’è un nucleo di giocatori affiatatissimi, che giocano insieme ormai da tempo. C’è una grande coesione, un bel gruppo a cui noi giovani ci siamo aggregati benissimo. D’altro canto, però, credo che questa sicurezza in noi stessi ci porti spesso a giocare fuori dagli schemi: pensiamo che anche senza ordine il canestro arrivi comunque. A volte credo sia necessario ragionare un po’ di più, soprattutto in attacco».

Dove può arrivare l’Albignasego 2015-2016?

«Io spero fino in fondo. Bisogna tenere conto però che, con la riforma dei campionati, molti giocatori di altissimo calibro sono scesi di categoria, chiaramente alzando il livello generale. Noi siamo una buona squadra, ma le quattro che guidano la classifica sono veramente forti. Sarà dura salire, ma ce la metteremo tutta».

Il numero 18 dell'Albignasego in difesa

Quest’anno hai deciso di dedicare tutta la tua attenzione all’Albignasego. Perché non fare una serie D e l’Under 20 in Virtus come tanti tuoi ex compagni?

«Condivido l’idea dei dirigenti della Virtus: il mio percorso giovanile poteva benissimo essere concluso con la DnG l’anno scorso, quest’anno era il momento di sperimentare una squadra senior a tempo pieno. All’inizio ero stato contattato anche da Roncaglia, ma poi ho pensato che ad Albignasego posso confrontarmi con giocatori molto forti e quindi ho più possibilità di migliorare. Credo sia meglio così: l’anno scorso lo stress del doppio campionato era tanto, adesso ho più tempo per concentrarmi su una cosa sola e farla bene».

Se ripensi a via Tadi chi ti viene subito in mente?

«Ovviamente il mio amico “Pega” (Alberto Peghin, nda) che adesso studia a Milano. Con lui ho iniziato a giocare in Virtus a sei anni e ho finito l’anno scorso con la DnG, il massimo campionato giovanile. In pratica abbiamo giocato ogni nostra partita insieme. Spero che torni presto a Padova».

Con le parole di Gallocchio, il basket dei campionati regionali si prende un periodo di stop. Le prime partite ufficiali le rivedremo solo il 6 gennaio.

Sebastiano Berto

L’INTERVISTA. Tre Nanti per l’Albignasego

Nanti, Nanti e Nanti

È l’Albignasego dei cugini

ALBIGNASEGO. Nando, Banfi e Balù. No, non è il nome di tre personaggi dei cartoni animati, ma i simpatici nomignoli affibbiati al trio di cugini Nanti: Nicola, Marco e Francesco. Tre cugini accomunati dalla passione per il basket, che hanno iniziato a praticare da bambini su un campetto all’ombra del campanile della parrocchia di Battaglia Terme. Fino a militare oggi nella stessa squadra, ad Albignasego in C Silver. Lo scorso weekend a Mirano, Nicola (guardia, 33 anni), Marco (playmaker, 28) e Francesco (ala-pivot, 28) hanno giocato per la prima volta tutti assieme coronando un sogno cullato a lungo quando erano piccoli. Il quintetto iniziale di coach Benetollo recitava Marco Nanti, Nicola Nanti, Alberto Livio, Francesco Nanti e Giacomo Vizzotto.

Marco, Francesco e Nicola: cugini sotto il segno dell'Albignasego Basket

«Sono arrivato solo quest’anno ad Albignasego perché ero sempre rimasto legato a Limena, dove per un decennio sono stato il capitano della squadra», racconta Nicola, «All’inizio non ero molto sicuro: a gennaio diventerò padre. Ma poi ho accettato la proposta della società, stuzzicato dalla voglia di scendere in campo con i miei cugini. Peccato che in estate Marco avesse preferito concedersi una pausa dalla pallacanestro. Con mio zio Renato (papà di Marco, ndr) avevamo già immaginato in passato quanto sarebbe stato bello giocare insieme, noi tre cugini. Quando Marco e Francesco facevano minibasket, con mia sorella Cristina, sono stato anche il loro allenatore dando una mano all’istruttore di ruolo. Ritrovarsi assieme dalla stessa parte, dopo i derby tra Limena e Albignasego, è stato qualcosa di familiare e piacevole. Abbiamo instaurato subito una bella intesa, tutto è venuto naturalmente. Così come giocare a basket, ci viene istintivo».

il mattino di Padova di giovedì 19 novembre 2015

Marco è rientrato in squadra da poche settimane. Qualche mese fa aveva deciso di prendersi un anno sabatico. Il richiamo della palla a spicchi e la presenza dei due cugini lo hanno convinto a tornare sui suoi passi: «Erano 2-3 anni che arrivavo a fine stagione stanco fisicamente e mentalmente. Avevo bisogno di staccare. Dopo mesi di lontananza dal basket, però, la voglia mi è tornata. A Mirano mi è sembrato di ritornare piccolo, quando giocavamo insieme in patronato. È stato un ritorno in famiglia, il coronamento di un sogno che avevamo in mente da tempo, dopo aver giocato con Francesco per quasi 10 anni ad Albignasego».

La prima pagina

«È stato un bell’effetto giocare assieme», rivela Francesco, che è anche capitano dell’Albignasego, «Al momento del riconoscimento non era mai accaduto che gli arbitri pronunciassero per tre volte il cognome Nanti. Quando avevo 7-8 anni era strano vedere giocare Nicola. Eravamo abituati che lui era il più grande, e noi lo guardavamo dalla tribuna. In estate avevo rischiato di restare l’unico Nanti ad Albignasego e invece adesso ce ne sono addirittura tre… Oltre allo stare assieme, divertendoci, per noi cugini, ma anche per le nostre famiglie, tutto ciò è un motivo d’orgoglio».

Fonte: mattino di Padova

Paperini: «A Villafranca impresa possibile»

Salito al volo sull’ultimo treno degli spareggi promozione della C Regionale, l’Albignasego Basket punta a continuare il proprio viaggio il più a lungo possibile. Ai quarti di finale playoff, domenica alle 18 in terra veronese, i gialloneri dovranno misurare le proprie ambizioni con quelle di Villafranca, testa di serie numero uno del tabellone e autentica dominatrice della stagione regolare, chiusa in vetta alla classifica con otto punti di vantaggio sulla Vigor Conegliano.

COACH PAPERINI. «A questo punto della stagione – analizza Toni Paperini, responsabile tecnico del Pool Albignasego Conselve Montegrotto Padova Sud (nella foto con il dirigente/allenatore Carlo Bettella) – l’obiettivo minimo è stato colto. I playoff erano fortemente a rischio, ma nonostante siano stati ristretti alle prime otto formazioni siamo riusciti a raggiungerli, grazie soprattutto a una seconda parte di campionato molto positiva. Ora la squadra gode di buona salute e i ragazzi hanno voglia di far bene. In questa serie, Villafranca è ampiamente favorita, ma Albignasego non parte certo sconfitto. All’andata eravamo anche riusciti a batterla (68-60, ndr), anche se le condizioni erano molto diverse da quelle attuali. Villafranca dispone di 6-7 giocatori molto forti per la categoria. Bisognerà, però, valutare con che dosi di riserve psico-fisiche si presenteranno all’appuntamento. Se lanceranno qualche segnale di stanchezza o cedimento, dovremo riuscire ad approfittarne. Abbiamo una panchina più lunga dei veronesi. Credo quindi che i nostri ragazzi abbiano qualche chance e le carte in regola per mettere in difficoltà gli avversari. È chiaro che dovremo disputare partite importanti, se non perfette quasi perfette. Quando cominciano i playoff, inizia sempre un nuovo campionato. La storia dice che imprese spesso inimmaginabili diventano improvvisamente possibili».

Nicola Polettini, capitano del Villafranca

CORAZZATA VERONESE. Le sconfitte stagionali di Villafranca si contano sulle dita di una mano: durante la regular season ha perso infatti soltanto cinque incontri, tre all’andata e due al ritorno. I veronesi però hanno dovuto rinunciare strada facendo al loro head coach Ugo Schiavo, che ha lasciato la panchina per motivi di salute, cedendo il timone al vice Nicola Della Chiesa. L’ex assistente si è dimostrato subito all’altezza, gestendo molto con oculatezza un gruppo dotato di cinque spiccate individualità: i navigati Nicola Polettini (’77) e Mattia Zanini (’83), i maturi Enrico Montresor e Mattia Ronzani (10.7 punti di media a testa), il lungo atipico Nicolò Damiani, principale terminale offensivo del gioco di Villafranca (16.5 a gara).

Alla palestra dell’istituto “Carlo Anti” di Villafranca, arbitreranno Giovanni Pinna di Salgareda (Tv) e Andrea Pellizzon di Noale (Ve). Gara-2 è già fissata per mercoledì prossimo (ore 20.30) al Pala San Lorenzo di Albignasego.

“Il basket di una vita” di Paolo Parpajola

Per addetti ai lavori, tifosi e appassionati di basket del territorio padovano, nominare Paolo Parpajola e Antonio Paperini, per tutti Toni, è come nominare il maestro della pallacanestro padovana e il suo discepolo. Con le nozioni e gli insegnamenti di Parpajola, uno dei decani tra gli allenatori della palla a spicchi veneta, sono cresciuti molti allenatori. Ha dedicato gran parte della propria vita all’insegnamento della pallacanestro giovanile e seniores. Approdato al basket intorno alla metà degli anni sessanta con gli allievi della Virtus, proseguì al Petrarca e alla prima squadra del Cus femminile per poi rincasare alla Virtus come allenatore prima delle giovanili e poi al timone della prima squadra, che mantenne per 10 anni consecutivi. Durante il decennio in neroverde, Parpajola traghettò la Virtus dalla D alla serie B conquistata nell’annata 1975-1976 per poi restarvi altri due anni.

Sui suoi appunti tecnici, che era solito compilare tutti i giorni, ne è venuto fuori un libro, un manuale di tecnica cestistica, un must have per tutti gli allenatori, dal titolo Il basket di una vita curato dal suo discepolo Toni Paperini, con prefazioni di coach Massimo Friso, del giornalista, allenatore e promoter, Giorgio Gandolfi, e di Paolo Baron, caposervizio della redazione sportiva del mattino di Padova.

Per conoscere un po’ meglio quest’opera abbiamo fatto quattro chiacchiere con Toni Paperini, oggi responsabile tecnico del Pool Albignasego Conselve Montegrotto Padova Sud, ma per lungo tempo pilastro portante della società neroverde.

Toni Paperini, intento a disegnare alcuni diagrammi alla lavagna

«Sono nato in via dei Tadi, a 30 metri dal patronato del Duomo, quando ancora la palestra virtussina non era stata costruita e dove gli spazi angusti del patronato consentivano un solo campetto, e pure in cemento. In quegli anni, la visibilità della pallacanestro era in aumento, grazie alla conquista sia del quarto posto alle Olimpiadi di Roma da parte della Nazionale italiana, sia della serie A da parte del Petrarca. Petrarca che, con 9 giocatori di provenienza tutta padovana e uno straniero, coadiuvati in panchina dal famoso allenatore Aza Nikolic, conquistò poi il terzo posto nella massima divisione».

«Tutto questo creò un entusiasmo, che mi influenzò e che non mi ha mai abbandonato – continua Paperini –. A 18 anni iniziai ad allenare in Virtus dove rimasi per circa un decennio, passando dal settore giovanile alla prima squadra. Ma alla Virtus sono tornato in più cicli, un amore non muore mai, uno alla fine degli anni Novanta e un altro che si è concluso nella stagione 2006-2007, l’anno famoso di Lucas Pérez in prima squadra, oggi uno dei migliori giocatori in Argentina, un fenomeno, tra i primi 20 giocatori del paese sudamericano. E quell’anno la Virtus vinse il campionato. Fu un campionato esaltante, non eravamo arrivati tra i primi in regular season, ma ai play off fu tutta un’altra storia».

Quando ha conosciuto Paolo Parpajola?

«È stato il mio primo allenatore quando avevo 15 anni, il mio maestro. È stato lui, che mi ha proposto di diventare allenatore e per 10 anni è stato il capo-allenatore e il mio punto di riferimento tecnico. Per 15 anni sono stato la sua ombra».

Quando è nata l’idea del libro?

«Ci siamo incontrati con Paolo nell’aprile 2012. Si è presentato con due raccoglitori ad anelli, colmi di fogli, appunti, buttati di getto, un manoscritto di circa 250 pagine. “Mi piacerebbe lasciare in eredità questa cosa…” mi disse e da lì è partito tutto. È partita un’impresa che è durata due anni. È stato un lavoro impressionante, che mi ha preso tantissimo e alla fine di tutto mi sono sentito perso».

Il prof Aza Nikolic

Mi racconta del libro?

«In questo manuale viene descritto il “Parpa-pensiero” e la sua filosofia di pallacanestro. Con l’aiuto di Mattia Rossetto e Filippo Ghersel, abbiamo raccolto tutto il sapere cestistico di Paolo e lo abbiamo distillato in oltre 560 schemi-esercizi di semplice e immediata lettura. Tutti schemi che ho ripreso uno ad uno dagli schizzi del mio maestro, un lavoro incredibile ma al tempo stesso entusiasmante. Il libro è una specie di summa di enciclopedia, una sintesi che tocca i principali aspetti del gioco del basket: dai fondamentali al gioco collettivo, esercizi di attacco e di difesa, a metà campo e a tutto campo. Un’opera esemplare, frutto dell’esperienza di una vita dedicata al basket. La mia speranza, condivisa dallo stesso Paolo, è che possa diventare un utile strumento di apprendimento e approfondimento per quanti vogliano intraprendere il percorso di allenatore, i coach dei settori giovanili e i tecnici più esperti delle squadre seniores. Molto estesa è la parte dedicata al palleggio e interessante quella dell’uno contro uno. È un tributo dovuto al mio grande maestro Parpajola, allievo della scuola di Aza Nikolic, forse l’allenatore più famoso d’Europa e di tutti i tempi, i cui allenamenti Paolo andò a osservare dalla tribuna tutte le sere per un anno intero, col taccuino in mano».

Paolo Parpajola (al centro) a pranzo con Massimo Friso e Toni Paperini

Continuiamo con coach Friso che del libro ha scritto la prefazione. «Paolo Parpaiola – ricorda Massimo Friso – fu il mio primo allenatore. Giorgio Frescura, uno dei più promettenti giocatori di pallacanestro e mancato in età giovanile, era un mio carissimo amico. Quando avevo 12 anni, mi portò alla Virtus, dove trovai Parpajola che mi allenò per un anno per poi scartarmi, perché ero troppo piccolo di statura. Fu una grande delusione, ma questo non mi scoraggiò: il mio coach mi aveva insegnato che lo sport significa anche competere, lottare, mettere alla prova il proprio carattere. A lui devo tantissimo, ha influito moltissimo sulla mia vita reale. Giocavo a calcio, anche più che benino, eppure riuscì a farmi amare questo sport e farmi diventare quello che sono stato e sono oggi. Lo devo a lui, che pure mi scartò. Dopo più di 40 anni ricordo ancora gli esercizi che mi faceva fare. La bravura di un allenatore è trasmettere dei fondamentali, che poi si mantengono per sempre. Molti degli esercizi sui fondamentali offensivi e difensivi riportati in questo libro, mi tornano in mente in modo naturale. L’impostazione e l’esecuzione del tiro, del palleggio del passaggio, sono ben scolpiti nella mia mente, come i commenti caustici e i dotti riferimenti cinematografici che accompagnavano le correzioni in allenamento. Consiglio a tutti di leggere questo libro tecnico della pallacanestro di un vero maestro di questo gioco. È un lascito, ma nello stesso tempo rappresenta un punto di partenza. Una fonte d’ispirazione per un movimento cestistico padovano che ha bisogno di ricompattarsi per tornare ai fasti che gli competono. Parpajola fu un grande allenatore della Virtus, dove creò uno zoccolo duro di allenatori che hanno fatto scuola. Ed è su questo che sto lavorando».

Il clinic di Massimo Friso per i tecnici della Virtus

Sulla base degli insegnamenti del maestro del basket padovano, tutti gli allenatori del pool Virtus si sono ritrovati nei giorni passati per una riunione tecnica, sotto la guida del loro direttore tecnico Massimo Friso. Un modo per stare insieme, per migliorare, per lavorare uniti, per portare avanti un progetto. È proprio il caso di dire che “l’unione fa la forza”: l’unione degli allenatori della Virtus fa la forza della società neroverde che vuole trasmettere a tutti, in primis agli allenatori e a cascata ai giocatori, il massimo della pallacanestro padovana».

E per finire mi piace riportare le parole di Paolo Parpajola stampate all’inizio del libro.

Nikolic, Zorzi, Bonali, Pizzichemi sono gli allenatori che più hanno influito sulla mia formazione tecnica. Li ricordo con tanta, tanta nostalgia. Per più di trent’anni ho allenato tre società: il Cus Padova femminile, la Virtus Padova e il Cittadella. Queste società mi hanno dato tanto e resteranno sempre nel mio cuore. Ringrazio infine Toni Paperini per aver visionato e impostato il libro.

E a nome di tutti quelli che l’hanno conosciuto, incrociato sui campi da basket, avuto l’onore di averlo come coach, le quattro parole scritte da Paperini:

Grazie di tutto MAESTRO!!

  • Il libro Il basket di una vita è disponibile nelle librerie su prenotazione o reperibile al link www.editriceartistica.it.

Paola Marini

L’INTERVISTA. Pellecchia ad Albignasego

È ufficiale già da qualche giorno: Giovanni Pellecchia, allenatore nella stagione appena conclusasi della squadra virtussina dell’Under 17 d’Eccellenza, è il nuovo coach della prima squadra dell’Albignasego Basket. E a un allenatore neroverde, che solo in parte si toglierà i colori societari (Giovanni infatti continuerà ad allenare una squadra giovanile virtussina) non poteva non mancare un’intervista, e allora eccomi qui, a chiacchierare con un giornalista, uno che fa dello scrivere il suo lavoro di tutti i giorni.

 

Contento?

«Molto. È la prima volta a Padova, in una squadra senior e partendo da capo-allenatore. Squadre senior le ho già allenate, ma sempre come assistente, a Marostica prima e con Friso due anni fa. Mi piace molto, l’Albignasego è una società con ottimi rapporti con la Virtus, ci potranno essere sinergie con la società neroverde, vedi anche il recente progetto “Tutti per Padova, Padova per Tutti”, che ha visto la società dell’Albignasego, nelle persone del presidente Franco De Marchi e del suo direttore sportivo Toni Paperini, tra i partecipanti. La prendo con grande entusiasmo e poi sarà quello che sarà. La cosa bella, molto piacevole, è che da quando si è diffusa la notizia mi stanno arrivando tante testimonianze che mi fanno piacere sia perché sono rivolte a me, sia perché dimostrano che c’è una grande fame di basket in questa città. Tante sono state le telefonate, i messaggi, anche da fuori città».

E a dimostrazione di questo mi fa piacere riportare il post di Giovanni su Facebook perché tutti lo possano leggere, anche a chi è sfuggito:

Un grande ringraziamento a quanti (e sono stati davvero tanti), di persona o via fb, sms, whatsapp o altro, si sono complimentati con me e mi hanno augurato  in bocca al lupo per questa nuova avventura. Grazie di cuore! Al di là dell’affetto nei miei confronti, tutto questo sia testimonianza dell’interesse e della passione per il basket, che cova sotto la cenere in questa città.

Ti aspettavi una proposta simile?

«A dir la verità, negli ultimi anni, quasi a ogni estate, mi è arrivata una proposta da squadre senior. Poi, per un motivo o un altro ho lasciato decadere. Quest’anno però ci ho pensato un po’ di più, l’ho presa più seriamente in considerazione: ho pensato che alla mia età fosse giusto mettersi in gioco. Tra l’altro quasi in contemporanea è arrivata un’altra offerta che mi ha messo in crisi. Alla fine la mia decisione è stata di provarci e rispondere positivamente a Franco De Marchi».

Quando inizi?

«Ho già iniziato, sono impegnato a fare la squadra insieme al direttore tecnico e a quello sportivo (Massimo Pavan, ndr). L’Albignasego ha tradizionalmente un nucleo di 4-5 giocatori, che sono assieme da 8-9 stagioni, al quale si aggiunge Nicola Navaglia, giocatore che fino al dicembre 2012 ha vestito i colori della prima squadra Virtus. Stiamo valutando tra quelli che ci sono 2-3 ragazzi, che ho visto io».

Cosa ti ha spinto a rimetterti in gioco?

«A me piace molto allenare le giovanili, da sempre. Tant’è vero che mi piacerebbe molto portare un po’ della mia esperienza delle giovanili in questo gruppo senior. Voglia di respirare di nuovo aria di prima squadra mi era venuta, vediamo come andrà a finire».

Mi hai detto che hai percepito ”tanta fame di pallacanestro a Padova”, come pensi possa essere soddisfatta vista la crisi attuale?

«La crisi è legata al momento attuale, costi di gestione elevati, sponsor che si fanno fatica a trovare, la passione si vede e si sente tra la gente, tra i tanti tifosi che anche in questa stagione sono venuti a riempire le tribune del Pala Fabris in occasione dei playoff della prima squadra virtussina, ma anche gli spalti delle palestre minori spesso sempre pieni per le partite giovanili o di Promozione. È un discorso lungo ma che dobbiamo sempre tenere a mente».

Mi hai parlato di Marostica. Quali sono state le tue esperienze passate?

«Ho allenato 4 anni nella città vicentina, gruppi giovanili e come assistente di Roberto Rugo (padovano, di estrazione virtussina) in B/2. L’ultimo anno la società decise di esonerarlo e mi incaricò di continuare la stagione, era il 2010-2011. Poi sono arrivato in Virtus, dove per due anni ho seguito il settore giovanile, Under 17 in particolare. Il primo anno siamo arrivati alla finale provinciale, quello successivo, sempre con lo stesso gruppo, abbiamo partecipato al campionato d’Eccellenza dove siamo arrivati secondi in regione dopo la Reyer Venezia ed eliminati poi all’Interzona per differenza canestri. Si giocava contro squadre di prim’ordine, Abc Varese, Livorno e Stella Azzurra Roma. Nell’ultima giornata, contro quest’ultima squadra, abbiamo vinto di 7, ma dovevamo fare almeno una differenza canestri di 12 e così siamo stati eliminati. Fu comunque un campionato al di là delle aspettative, c’erano squadre forti come Benetton, Marostica e Reyer. Quest’ultima in particolare era composta dallo stesso gruppo che per due anni consecutivi, questo e lo scorso, si è laureata vice-campione d’Italia in DnG. E contro la Reyer, la Virtus aveva perso di parecchio all’andata ma di pochissimo al ritorno, dopo una partita punto a punto, a dimostrazione di quanto eravamo migliorati. Era l’anno che dal Petrarca erano arrivati alla società neroverde, Luca Roin e Simone Allegro. Poi come è ben noto a tutti nel 2012/13 sono stato assistente di Friso in prima squadra e nell’Under 19 Elite».

E nella stagione appena terminata all’Under 17 d’Eccellenza?

«Conquistato il quarto posto in regione, siamo andati allo sfortunato spareggio contro il Recanati a Ravenna. Una partita che vorrei dimenticare. Resta il rammarico per come ci siamo arrivati, un po’ per gli infortuni, un po’ per i ragazzi col doppio impegno, che erano reduci dall’Interzona e andavano alle Finali Nazionali Under 19 Elite. Da parte mia, l’impotenza di provare a cambiare le carte in tavola durante la partita; a parte il primo quarto in cui eravamo in vantaggio, dopo il primo break non abbiamo più avuto presa sulla partita. Merito comunque del Recanati, che ci ha creduto e contro le mie previsioni (nella mia intervista pre-spareggio Giovanni aveva definito l’Interzona “blindata”, con squadre molto toste, Casalpusterlengo, Siena e Brindisi) è approdato alle Finali Nazionali. Rammarico perché alla fase finale è approdato anche Treviso che in campionato avevamo battuto. Anche se l’epilogo è stato sfortunato, poco piacevole, resta nella mia testa, nei miei occhi e nei miei ragazzi, un’annata molto bella. Da sottolineare che contro la Reyer, che ha vinto sempre e perso solo nella finalissima contro Bologna, in realtà noi a Rubano abbiamo perso di 3  dopo un tempo supplementare. Onore al merito ai miei ragazzi! La Reyer a casa nostra se l’è dovuta sudare. È stata una partita tosta, bella, divertente, impegnativa, che dà soddisfazione. Ovvio che c’è il rammarico per non averla vinta però è stato uno dei momenti più alti dell’intero campionato, così come vincere alla Ghirada contro la Benetton. Sopra di 14 a 3’30”, sono riusciti a superarci e alla fine abbiamo vinto noi di 6».

Sei da 4 anni in Virtus Padova, come ci sei arrivato?

«Sono cresciuto nella “rivalità” della Virtus, ho giocato e allenato nel Petrarca prima del Marostica. L’anno prima di approdare in Virtus mi aveva contattato Franco Bernardi ma non potevo, troppo forte era l’impegno anche morale che mi legava alla squadra vicentina; poi l’anno dopo è stato il momento giusto».

Mi hai detto che giocavi a basket.

«Fatte tutte le giovanili con il Petrarca. Fino a 14-15 anni ero un piccolo fenomeno, da 45 canestri a partita, un po’ anche per la costituzione fisica, ero già alto come adesso. Poi ho iniziato a fare più fatica anche se a 15-16 anni giocavo nella squadra che è arrivata seconda alle Finali Nazionali di CaorleConcordia Sagittaria, squadra allenata da Massimo Friso. E da lì è iniziato il mio rapporto con l’allenatore della prima squadra Virtus».

Quando hai iniziato ad allenare?

«A 19 anni. È a quell’età che Friso mi ha fatto nascere il virus di allenare. A quell’epoca allenava l’Under 19 d’Eccellenza, poi a metà stagione subentrò in prima squadra e contemporaneamente seguiva un corso di minibasket. Ha iniziato a coinvolgermi e io pian piano ho iniziato ad allenare. È stato un bel punto di riferimento. E ci siamo ritrovati sulla panchina Virtus».

Altri ricordi?

«Giocavo come senior con la Pro Pace. Eravamo allo spareggio, per non retrocedere, partita secca, del campionato provinciale di Promozione. E abbiamo vinto. Campo neutro al palazzetto dell’Arcella, l’avversario se non ricordo male era il Piombino Dese. Partita tirata, intensa, sono stato il secondo miglior marcatore. Annata difficile ma chiusa con una vittoria».

Cosa vuoi trasmettere a chi ti legge?

«Al di là di quello che possano essere i risultati, il bello del basket sono le emozioni. Ogni volta che ritornano alla mente i ricordi di un evento, di una partita, di una vittoria come di una sconfitta, riaffiorano le emozioni che vivevo in quel momento, gioia o pianto, felicità o amarezza ma alla fine emozioni sempre molto belle. Così come con la partita contro la Stella Azzurra dove non avevamo raggiunto la differenza canestri necessaria per andare alle finali, sono scoppiato in un pianto dirotto, oppure col gruppo ’91, alle Finali Nazionali di Bormio, durante la partita ci fu un blackout: in quei 10 minuti non sapevo cosa fare tanta era la mia tensione e continuavo a spostare i borsoni dei miei ragazzi».

Grazie Giovanni, un grande grande In Bocca al Lupo per la nuova avventura.

Fonte: Paola Marini, www.virtuspadova.it.

L’INTERVISTA: Faccia a faccia con Penso

Andrea Penso, ex tecnico dell'Albignasego

«Dopo aver giocato le giovanili tra Lido e Reyer a Venezia, mi sono trasferito per lavoro qui a Padova, dove ho iniziato a giocare per hobby con la Prima Divisione della Pro Pace. La squadra aveva una gestione comune e capitava durante i timeout di provare a dare qualche indicazione. Una quindicina di anni fa un compagno, scherzando, mi disse di provare a fare l’allenatore. Accese una lampadina. La stessa cosa me la sentivo dire da qualche coach che mi aveva allenato alle giovanili. Alla fine ci ho provato, in qualche modo volevo continuare con la pallacanestro e quella giocata aveva i giorni contati».

Tornando al presente, quali sono le tue considerazioni sull’esperienza fatta all’Albignasego Basket?

«La collaborazione è nata per caso, frequentato il corso condotto da Massimo Friso, non conoscevo quasi nessuno a Padova dell’ambiente e non sapevo cosa fare. Ricevetti una telefonata da Franco De Marchi, a cui ero stato segnalato da un compagno di corso. Ci trovammo e dopo aver capito dove si trovasse Albignasego (sono pur sempre veneziano), accettai di collaborare. Ad Albignasego ho allenato tutte le categorie giovanili, portato una squadra di giovani dalla Seconda Divisione alla Promozione, allenato per una parte della stagione la D fino alla salvezza e ho avuto l’opportunità di andare a scuola come assistente di Antonio Mormile, Michele Caiolo e Toni Paperini. Poi, negli ultimi due anni, mi è stata affidata la guida della squadra di C Regionale, dove abbiamo raggiunto le semifinali. Sicuramente è stata la parte più lunga e ricca di soddisfazioni della mia vita cestistica».

Penso conclude un percorso ultradecennale sulla panchina albignaseghese

Scelta amara?

«È come finire un buon libro, ti spiace ma non puoi farci niente, ti resta un bel ricordo. Una sensazione di dispiacere c’è ed è innegabile. In questi giorni, i ricordi sono proprio tanti, ma sono convinto che i tempi fossero maturi e che dovessi lasciare. Adesso, spero di avere qualche altra possibilità per poter allenare, perché l’unica cosa certa è che con la pallacanestro non ho chiuso di sicuro».

Come ti lasci con Albignasego?

«Con un abbraccio e un ringraziamento a tutte le persone che mi hanno supportato e sopportato come Carlo Bertoli e Massimo Pavan. Un grazie speciale va al mio assistente Michele Celi, che si è sorbito tutte le depressioni post sconfitta e ai ragazzi che abbiamo allenato (sempre impennato!!), senza i quali non sarebbe stato possibile divertirsi come abbiamo fatto. E naturalmente a Toni, che per primo ci ha creduto».

Fonte: Ciof.it

Daniele Bertollo si presenta all’Albignasego

È Daniele Bertollo il primo colpo di mercato estivo dell’Albignasego Basket. Dopo l’uscita dalle semifinali playoff di C Regionale contro il neopromosso Piani Bolzano, la dirigenza giallonera si è subito rimessa all’opera in vista della nuova stagione sportiva. E con l’obiettivo di allestire una squadra competitiva anche per l’annata 2013-14, il club albignaseghese ha acquisito Bertollo, ala forte-pivot di 196 centimetri, che ha militato lo scorso anno ai Raptors Mestrino in D Regionale. Ex giocatore di Petrarca (nella foto mentre salta durante una palla a due) e Aurora Camisano, Bertollo (classe 1989) ha ripreso a giocare lo scorso anno ai Raptors, dopo un serio infortunio al ginocchio, che lo aveva tenuto lontano dai campi da gioco per diversi mesi. A Mestrino si è messo in luce apportando il proprio contributo alla causa sotto le plance e finendo spesso in doppia cifra.

AI “DINOSAURI” MESTRINESI. «È stata un’esperienza positiva – confida Bertollo – peccato solo che al primo turno playoff, dopo un’ottima regular season, abbiamo dovuto affrontare il Favaro Veneto, che ha poi vinto il campionato. Contro Albignasego, avevamo giocato alcune amichevoli, dove mi aveva impressionato l’ottima impronta e la base della formazione allenata da Andrea Penso. Il mio desiderio era quello di tornare nella prima categoria regionale. E ora eccomi qui. Spero d’inserirmi bene nel nuovo gruppo, ma non penso vi saranno problemi».

OBIETTIVI CONDIVISI. Sul parquet, vista la stazza e l’atletismo, il suo ruolo è già definito, ma anche fuori dal rettangolo di gara Bertollo dimostra di avere le idee chiare: «Ho sempre giocato da “4”. Ai Raptors Mestrino, però, mi sono trovato a ricoprire anche la posizione di pivot. Obiettivi personali? A questi livelli contano relativamente le individualità, è il gruppo a fare la differenza. Sono convinto che il 70% delle vittorie dipenda dall’unione con i compagni e dalla chimica di squadra».

Assist Veneto: il video con Rizzi e Navaglia

Giacomo Rizzi

Vi proponiamo al link sottostante, la puntata numero 11 del programma “Assist Veneto”, trasmessa due settimane fa da Friuli Venezia Giulia (Fvg) Sport Channel, visibile sul canale 189 del digitale terrestre. Ospite in studio del conduttore Davide Ferracin, giornalista di EdSport e Amc Eventi&Comunicazione Srl, il giovane playmaker giallonero Giacomo Rizzi, che per l’occasione ha vestito gli insoliti panni dell’opinionista televisivo. Tra i servizi andati in onda spicca anche l’intervista al nostro lungo Nicola Navaglia, arrivato in questa stagione ad Albignasego, come i tre compagni di “scuderia” della Virtus, Davide Romeres, Riccardo Drigo e Rizzi appunto.

RIGUARDA LA PUNTATA DI “ASSIST VENETO”

 

Ancora derby: c’è il Petrarca di Imbimbo

Secondo derby consecutivo per l’Albignasego Basket, che domani sera alle 18.30 incrocia sul parquet della Gozzano l’Hmr Petrarca. Nonostante il divario in classifica tra le due compagini, la sfida alla palestra della Guizza presenta una lettura perlomeno complessa per i portacolori gialloneri, reduci dalla sconfitta patita sabato scorso nell’altro derby contro i cugini (in tutti i sensi) del Felmac Limena. Ancorati al penultimo posto della graduatoria e matematicamente retrocessi da due giornate, i petrarchini giocheranno anzitutto per l’onore e la bandiera del basket cittadino.

Secondo l’ultimo bollettino medico, il Petrarca recupererà Giacomo Breggiè, ma dovrà rinunciare a ben cinque elementi: Francesco “Cecio” Millevoi (sublussazione alla spalla), Davide Guberti (ginocchio), Michele Zanovello (spalla), Marco Basso (influenza) e Kevin Oliva (caviglia). Tra le fila petrarchine sarà presente l’ex di turno Francesco Viaggi, giunto ad Albignasego in questa stagione, salvo poi lasciare nella finestra di mercato invernale alla ricerca di un quintetto capace di assicurargli maggior spazio e minutaggio.

Rispetto all’andata, però, mancherà pure Nicola Imbimbo (foto), head coach del Petrarca, squalificato per una giornata dal giudice sportivo, in seguito all’espulsione rimediata con lo Sportschool Dueville.

«Nel nostro spogliatoio – confida Imbimbo – Viaggi si è inserito abbastanza bene, anche se è arrivato nel post-Pergine in un momento molto delicato del nostro campionato. Qui al Petrarca aveva già militato per qualche anno nel settore giovanile. Il fatto di avere accanto alcuni ex compagni del Noventa (Properzi e Buttinoni, ndr) lo ha aiutato a integrarsi al resto del gruppo, dove giocano diversi ragazzi del ’92 come Tommaso Sarto e Leonardo Festa».

Duello sotto i tabelloni nel derby d'andata

Cosa non ha funzionato nell’annata storta del Petrarca?

«Non è facile individuare un fattore univoco. È sempre piovuto sul bagnato. Nel momento in cui ritrovavamo un giocatore ne perdevamo un altro per infortunio. Non abbiamo mai potuto schierare l’organico migliore. Ciò non vuole essere un alibi, ma nelle stagioni negative non si può prescindere da infortuni e sfortuna. In parecchie partite siamo stati battuti di pochissimi punti. Mi vengono in mente la gara di Riese, il derby con Limena o lo stesso Albignasego, dove siamo crollati negli ultimi minuti, o ancora il match casalingo contro Bolzano. Avremmo dovuto perdere qualche incontro in più con passivi più pesanti e vincere gli altri scontri con poco scarto. In sostanza, abbiamo “pareggiato” troppe partite. Alla fine si è trasformato tutto in un festival delle occasioni sprecate. Ciononostante, volendo ricorrere a un’altra frase fatta, abbiamo sempre cercato di guardare al bicchiere mezzo pieno e la dirigenza, a partire dal presidente Piermario Liviero e dal vicepresidente Gigi Peroni, ci ha sempre sostenuto. Tra le note positive resta la consolazione di aver lavorato con i giovani del nostro vivaio: a parte Andrea Pavan (frenato dalla pubalgia), che vanta un trascorso a livello di C nazionale con San Vendemiano, e Sarto acquisito dal Roncaglia, gli altri ragazzi sono cresciuti tutti nelle giovanili del Petrarca».

Che derby vedremo tra Petrarca e Albignasego?

«Sarà una partita difficile. Fino a tre settimane fa, Albignasego era la squadra del momento. Lo stop con Limena ha un po’ frenato la sua corsa, ma non è mai facile affrontare la formazione di Anselmi, quando può contare su tutti i suoi uomini. Per quanto riguarda la squadra di Andrea Penso e “Biso” Bisello, con i due Nanti e lo stesso Lazzarini, esperti ma non “vecchi”, è diventata molto più consapevole dei propri mezzi. All’andata sfoderò un attacco semplice, ma al tempo stesso molto efficace. Oltre ai cugini Nanti e Lazzarini, dovremo prestare attenzione al gioco in transizione di Scarpa e Vizzotto. Sappiamo già che la differenza potrebbero farla le motivazioni: noi scenderemo in campo per vincere senza nulla da perdere, i nostri avversari se vinceranno si qualificheranno per i playoff».