L’INTERVISTA: Faccia a faccia con Penso

Andrea Penso, ex tecnico dell'Albignasego

«Dopo aver giocato le giovanili tra Lido e Reyer a Venezia, mi sono trasferito per lavoro qui a Padova, dove ho iniziato a giocare per hobby con la Prima Divisione della Pro Pace. La squadra aveva una gestione comune e capitava durante i timeout di provare a dare qualche indicazione. Una quindicina di anni fa un compagno, scherzando, mi disse di provare a fare l’allenatore. Accese una lampadina. La stessa cosa me la sentivo dire da qualche coach che mi aveva allenato alle giovanili. Alla fine ci ho provato, in qualche modo volevo continuare con la pallacanestro e quella giocata aveva i giorni contati».

Tornando al presente, quali sono le tue considerazioni sull’esperienza fatta all’Albignasego Basket?

«La collaborazione è nata per caso, frequentato il corso condotto da Massimo Friso, non conoscevo quasi nessuno a Padova dell’ambiente e non sapevo cosa fare. Ricevetti una telefonata da Franco De Marchi, a cui ero stato segnalato da un compagno di corso. Ci trovammo e dopo aver capito dove si trovasse Albignasego (sono pur sempre veneziano), accettai di collaborare. Ad Albignasego ho allenato tutte le categorie giovanili, portato una squadra di giovani dalla Seconda Divisione alla Promozione, allenato per una parte della stagione la D fino alla salvezza e ho avuto l’opportunità di andare a scuola come assistente di Antonio Mormile, Michele Caiolo e Toni Paperini. Poi, negli ultimi due anni, mi è stata affidata la guida della squadra di C Regionale, dove abbiamo raggiunto le semifinali. Sicuramente è stata la parte più lunga e ricca di soddisfazioni della mia vita cestistica».

Penso conclude un percorso ultradecennale sulla panchina albignaseghese

Scelta amara?

«È come finire un buon libro, ti spiace ma non puoi farci niente, ti resta un bel ricordo. Una sensazione di dispiacere c’è ed è innegabile. In questi giorni, i ricordi sono proprio tanti, ma sono convinto che i tempi fossero maturi e che dovessi lasciare. Adesso, spero di avere qualche altra possibilità per poter allenare, perché l’unica cosa certa è che con la pallacanestro non ho chiuso di sicuro».

Come ti lasci con Albignasego?

«Con un abbraccio e un ringraziamento a tutte le persone che mi hanno supportato e sopportato come Carlo Bertoli e Massimo Pavan. Un grazie speciale va al mio assistente Michele Celi, che si è sorbito tutte le depressioni post sconfitta e ai ragazzi che abbiamo allenato (sempre impennato!!), senza i quali non sarebbe stato possibile divertirsi come abbiamo fatto. E naturalmente a Toni, che per primo ci ha creduto».

Fonte: Ciof.it