L’INTERVISTA. Il “Gallo” Cristiano Gallocchio: «Ce la metteremo tutta per arrivare fino in fondo»

Il 2015 della palla a spicchi può dirsi ufficialmente concluso. Sono state molte quest’anno le partite spettacolari, e i colpi di scena sui parquet di Padova non sono certo mancati. Nonostante ormai i campionati siano quasi tutti giunti al giro di boa, possiamo star certi di una cosa: il meglio deve ancora venire. La squadra che seguivamo più da vicino questo fine settimana era l’Albignasego, per vedere se sarebbe riuscito o meno a restare agganciato al gruppo di testa. Purtroppo, a Bolzano non c’è stato niente da fare: un secco 67-57 condanna gli uomini di coach Benetollo a una sconfitta pesante contro una formazione decisamente non imbattibile. Ha sicuramente influito anche l’infortunio di Rizzi, limitato a soli 5 minuti sul parquet per un problema all’inguine.

La buona notizia per noi arriva quando riusciamo a incrociare, all’uscita del palazzetto, un giovane virtussino, neroverde dalla testa ai piedi, che quest’anno cerca di trovare spazio proprio all’Albignasego. Proprio lui, Cristiano Gallocchio, che gioca in Virtus da quando non era ancora esattamente proprio alto come adesso. Abbiamo colto la palla al balzo e puntato i riflettori su di lui.

Gallocchio al tiro dall'arco

Cris, la sconfitta pesa abbastanza: questo campionato qualche volta si dimostra davvero imprevedibile. Come procede la tua prima stagione senior?

«È senza dubbio un’esperienza nuova per me, anche se gli anni scorsi ho avuto la possibilità di giocare con la prima squadra in Virtus. Qui nessuno regala niente: per guadagnarsi minuti in campo bisogna lavorare molto, anche perché prima di me ci sono tanti giocatori con una grandissima esperienza. Penso a un veterano come Vizzotto, è difficile entrare al posto suo. La cosa positiva è che quando gioco bene l’allenatore me lo riconosce, lasciandomi in campo di più. È questo il compito dei giovani, credo».

Albignasego quest’anno convince sì, ma non troppo. Un pregio e un difetto di questa squadra?

«La cosa che ho notato subito arrivando qui è che c’è un nucleo di giocatori affiatatissimi, che giocano insieme ormai da tempo. C’è una grande coesione, un bel gruppo a cui noi giovani ci siamo aggregati benissimo. D’altro canto, però, credo che questa sicurezza in noi stessi ci porti spesso a giocare fuori dagli schemi: pensiamo che anche senza ordine il canestro arrivi comunque. A volte credo sia necessario ragionare un po’ di più, soprattutto in attacco».

Dove può arrivare l’Albignasego 2015-2016?

«Io spero fino in fondo. Bisogna tenere conto però che, con la riforma dei campionati, molti giocatori di altissimo calibro sono scesi di categoria, chiaramente alzando il livello generale. Noi siamo una buona squadra, ma le quattro che guidano la classifica sono veramente forti. Sarà dura salire, ma ce la metteremo tutta».

Il numero 18 dell'Albignasego in difesa

Quest’anno hai deciso di dedicare tutta la tua attenzione all’Albignasego. Perché non fare una serie D e l’Under 20 in Virtus come tanti tuoi ex compagni?

«Condivido l’idea dei dirigenti della Virtus: il mio percorso giovanile poteva benissimo essere concluso con la DnG l’anno scorso, quest’anno era il momento di sperimentare una squadra senior a tempo pieno. All’inizio ero stato contattato anche da Roncaglia, ma poi ho pensato che ad Albignasego posso confrontarmi con giocatori molto forti e quindi ho più possibilità di migliorare. Credo sia meglio così: l’anno scorso lo stress del doppio campionato era tanto, adesso ho più tempo per concentrarmi su una cosa sola e farla bene».

Se ripensi a via Tadi chi ti viene subito in mente?

«Ovviamente il mio amico “Pega” (Alberto Peghin, nda) che adesso studia a Milano. Con lui ho iniziato a giocare in Virtus a sei anni e ho finito l’anno scorso con la DnG, il massimo campionato giovanile. In pratica abbiamo giocato ogni nostra partita insieme. Spero che torni presto a Padova».

Con le parole di Gallocchio, il basket dei campionati regionali si prende un periodo di stop. Le prime partite ufficiali le rivedremo solo il 6 gennaio.

Sebastiano Berto