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Paperini: «A Villafranca impresa possibile»

Salito al volo sull’ultimo treno degli spareggi promozione della C Regionale, l’Albignasego Basket punta a continuare il proprio viaggio il più a lungo possibile. Ai quarti di finale playoff, domenica alle 18 in terra veronese, i gialloneri dovranno misurare le proprie ambizioni con quelle di Villafranca, testa di serie numero uno del tabellone e autentica dominatrice della stagione regolare, chiusa in vetta alla classifica con otto punti di vantaggio sulla Vigor Conegliano.

COACH PAPERINI. «A questo punto della stagione – analizza Toni Paperini, responsabile tecnico del Pool Albignasego Conselve Montegrotto Padova Sud (nella foto con il dirigente/allenatore Carlo Bettella) – l’obiettivo minimo è stato colto. I playoff erano fortemente a rischio, ma nonostante siano stati ristretti alle prime otto formazioni siamo riusciti a raggiungerli, grazie soprattutto a una seconda parte di campionato molto positiva. Ora la squadra gode di buona salute e i ragazzi hanno voglia di far bene. In questa serie, Villafranca è ampiamente favorita, ma Albignasego non parte certo sconfitto. All’andata eravamo anche riusciti a batterla (68-60, ndr), anche se le condizioni erano molto diverse da quelle attuali. Villafranca dispone di 6-7 giocatori molto forti per la categoria. Bisognerà, però, valutare con che dosi di riserve psico-fisiche si presenteranno all’appuntamento. Se lanceranno qualche segnale di stanchezza o cedimento, dovremo riuscire ad approfittarne. Abbiamo una panchina più lunga dei veronesi. Credo quindi che i nostri ragazzi abbiano qualche chance e le carte in regola per mettere in difficoltà gli avversari. È chiaro che dovremo disputare partite importanti, se non perfette quasi perfette. Quando cominciano i playoff, inizia sempre un nuovo campionato. La storia dice che imprese spesso inimmaginabili diventano improvvisamente possibili».

Nicola Polettini, capitano del Villafranca

CORAZZATA VERONESE. Le sconfitte stagionali di Villafranca si contano sulle dita di una mano: durante la regular season ha perso infatti soltanto cinque incontri, tre all’andata e due al ritorno. I veronesi però hanno dovuto rinunciare strada facendo al loro head coach Ugo Schiavo, che ha lasciato la panchina per motivi di salute, cedendo il timone al vice Nicola Della Chiesa. L’ex assistente si è dimostrato subito all’altezza, gestendo molto con oculatezza un gruppo dotato di cinque spiccate individualità: i navigati Nicola Polettini (’77) e Mattia Zanini (’83), i maturi Enrico Montresor e Mattia Ronzani (10.7 punti di media a testa), il lungo atipico Nicolò Damiani, principale terminale offensivo del gioco di Villafranca (16.5 a gara).

Alla palestra dell’istituto “Carlo Anti” di Villafranca, arbitreranno Giovanni Pinna di Salgareda (Tv) e Andrea Pellizzon di Noale (Ve). Gara-2 è già fissata per mercoledì prossimo (ore 20.30) al Pala San Lorenzo di Albignasego.

Albignasego approda nella baia del Litorale

È atteso a una trasferta molto impegnativa l’Albignasego Basket, in campo domenica, ore 18, al palazzetto Atleti Azzurri d’Italia di Cavallino Treporti contro il Litorale Nord. La squadra veneziana, che condivide la terza piazza con Dueville a quota 30 punti, è reduce dalla vittoria esterna sul Bussolengo (60-71), a cui la disciplinare ha appena inflitto tre punti di penalizzazione, a causa di un ritardo nel versamento della rata relativa ai Nas. Dopo la sofferta affermazione sulla Virtus Lido, Albignasego ha bisogno di altri punti per allontanare la zona grigia del decimo posto e lo spettro dei playout. C’è poi un motivo ulteriore per centrare il risultato, che interessa anche le dirette concorrenti e in parte gli albignaseghesi. In caso di successo lagunare, infatti, le immediate inseguitrici rischiano che il gap dalla prime tre o quattro della classifica diventi incolmabile. «Affrontiamo una squadra molto forte con elementi di categoria superiore come Serena, Montino e Agostinetto – afferma Maurizio Benetollo (nella foto durante un timeout) –. Dovremo dare il massimo, se vorremo portare a casa la partita».

L’AVVERSARIA. Nel trio d’assi del Litorale indicato da Benetollo, Carlo Agostinetto è il nome più noto ai sostenitori gialloneri, vista la sua militanza ad Albignasego tre anni or sono nella squadra allenata da Toni Paperini. Ma i tifosi del basket padovano ricorderanno anche Riccardo Serena, ex playmaker del Gattamelata Albignasego. Mattia Montino è invece il fiore all’occhiello della campagna acquisti di rafforzamento invernale del Litorale. Ala-guardia di 193 centimetri, Montino (classe 1986) è tornato nella baia di Cavallino dal Loreto Pesaro (C Nazionale). Coach Marco Romanin, però, può disporre anche di Andrea Pravato (ex Limena e Petrarca), altro play che in coppia con Serena forma una delle coppie di registi più forti del campionato. Proprio Pravato fu uno dei migliori nel match d’andata, vinto dai veneziani, che interruppero l’imbattibilità interna dell’Albignasego.

Ad Albignasego sfila il battistrada Bussolengo

Rinfrancato dal primo sigillo esterno in campionato a Quinto di Treviso, l’Albignasego Basket (nella foto Alberto Livio in palleggio) tenta di mettere i bastoni fra le ruote a Bussolengo, battistrada della C Regionale. Si torna a giocare sabato, ore 18.30, al Pala San Lorenzo, dove il successo manca dallo scorso 13 dicembre (91-77 con Castelfranco). Grazie alla concomitante sconfitta dei cugini del Villafranca a Cittadella, i veronesi hanno mantenuto la vetta della classifica in coabitazione proprio con gli uomini di Ugo Schiavo. Anche il quintetto di Matteo Zappalà ha infatti trovato il semaforo rosso capitolando a Dueville (67-64), mentre la Vigor Conegliano non è riuscita ad approfittarne, finendo ko a Verona (82-66). Bussolengo, però, sembra aver passato il periodo negativo quando a novembre incassò tre sconfitte consecutive da Litorale Nord (83-76), Conegliano (64-74) e Cestistica Verona (70-69).

I PRECEDENTI. All’andata, nonostante alcune assenze, i gialloneri disputarono un’ottima partita, ma vennero puniti nel tramonto di gara da una bomba di Vanzini. Nell’ultimo match, giocato al palasport di via Torino, furono sempre i Bears a intimare l’alt alla formazione allenata da Toni Paperini (66-84), in precedenza battuta dopo un overtime in terra veronese (84-82).

Coach Benetollo (foto www.virtuspadova.it)

L’ANALISI. «Francesco Nanti – fa sapere “Chuck” Benetollo – è sceso in campo per una ventina di minuti contro Quinto. Contiamo di recuperalo totalmente, insieme agli altri tre infortunati. Bussolengo è una squadra fortissima con giocatori di grande esperienza, come Babic e due guardie molte abili come Pistorelli e Scolaro. È uno dei gruppi più importanti del campionato, ma noi dobbiamo avere fame di vittorie, perché è questo che ci impone la nostra classifica».

“Il basket di una vita” di Paolo Parpajola

Per addetti ai lavori, tifosi e appassionati di basket del territorio padovano, nominare Paolo Parpajola e Antonio Paperini, per tutti Toni, è come nominare il maestro della pallacanestro padovana e il suo discepolo. Con le nozioni e gli insegnamenti di Parpajola, uno dei decani tra gli allenatori della palla a spicchi veneta, sono cresciuti molti allenatori. Ha dedicato gran parte della propria vita all’insegnamento della pallacanestro giovanile e seniores. Approdato al basket intorno alla metà degli anni sessanta con gli allievi della Virtus, proseguì al Petrarca e alla prima squadra del Cus femminile per poi rincasare alla Virtus come allenatore prima delle giovanili e poi al timone della prima squadra, che mantenne per 10 anni consecutivi. Durante il decennio in neroverde, Parpajola traghettò la Virtus dalla D alla serie B conquistata nell’annata 1975-1976 per poi restarvi altri due anni.

Sui suoi appunti tecnici, che era solito compilare tutti i giorni, ne è venuto fuori un libro, un manuale di tecnica cestistica, un must have per tutti gli allenatori, dal titolo Il basket di una vita curato dal suo discepolo Toni Paperini, con prefazioni di coach Massimo Friso, del giornalista, allenatore e promoter, Giorgio Gandolfi, e di Paolo Baron, caposervizio della redazione sportiva del mattino di Padova.

Per conoscere un po’ meglio quest’opera abbiamo fatto quattro chiacchiere con Toni Paperini, oggi responsabile tecnico del Pool Albignasego Conselve Montegrotto Padova Sud, ma per lungo tempo pilastro portante della società neroverde.

Toni Paperini, intento a disegnare alcuni diagrammi alla lavagna

«Sono nato in via dei Tadi, a 30 metri dal patronato del Duomo, quando ancora la palestra virtussina non era stata costruita e dove gli spazi angusti del patronato consentivano un solo campetto, e pure in cemento. In quegli anni, la visibilità della pallacanestro era in aumento, grazie alla conquista sia del quarto posto alle Olimpiadi di Roma da parte della Nazionale italiana, sia della serie A da parte del Petrarca. Petrarca che, con 9 giocatori di provenienza tutta padovana e uno straniero, coadiuvati in panchina dal famoso allenatore Aza Nikolic, conquistò poi il terzo posto nella massima divisione».

«Tutto questo creò un entusiasmo, che mi influenzò e che non mi ha mai abbandonato – continua Paperini –. A 18 anni iniziai ad allenare in Virtus dove rimasi per circa un decennio, passando dal settore giovanile alla prima squadra. Ma alla Virtus sono tornato in più cicli, un amore non muore mai, uno alla fine degli anni Novanta e un altro che si è concluso nella stagione 2006-2007, l’anno famoso di Lucas Pérez in prima squadra, oggi uno dei migliori giocatori in Argentina, un fenomeno, tra i primi 20 giocatori del paese sudamericano. E quell’anno la Virtus vinse il campionato. Fu un campionato esaltante, non eravamo arrivati tra i primi in regular season, ma ai play off fu tutta un’altra storia».

Quando ha conosciuto Paolo Parpajola?

«È stato il mio primo allenatore quando avevo 15 anni, il mio maestro. È stato lui, che mi ha proposto di diventare allenatore e per 10 anni è stato il capo-allenatore e il mio punto di riferimento tecnico. Per 15 anni sono stato la sua ombra».

Quando è nata l’idea del libro?

«Ci siamo incontrati con Paolo nell’aprile 2012. Si è presentato con due raccoglitori ad anelli, colmi di fogli, appunti, buttati di getto, un manoscritto di circa 250 pagine. “Mi piacerebbe lasciare in eredità questa cosa…” mi disse e da lì è partito tutto. È partita un’impresa che è durata due anni. È stato un lavoro impressionante, che mi ha preso tantissimo e alla fine di tutto mi sono sentito perso».

Il prof Aza Nikolic

Mi racconta del libro?

«In questo manuale viene descritto il “Parpa-pensiero” e la sua filosofia di pallacanestro. Con l’aiuto di Mattia Rossetto e Filippo Ghersel, abbiamo raccolto tutto il sapere cestistico di Paolo e lo abbiamo distillato in oltre 560 schemi-esercizi di semplice e immediata lettura. Tutti schemi che ho ripreso uno ad uno dagli schizzi del mio maestro, un lavoro incredibile ma al tempo stesso entusiasmante. Il libro è una specie di summa di enciclopedia, una sintesi che tocca i principali aspetti del gioco del basket: dai fondamentali al gioco collettivo, esercizi di attacco e di difesa, a metà campo e a tutto campo. Un’opera esemplare, frutto dell’esperienza di una vita dedicata al basket. La mia speranza, condivisa dallo stesso Paolo, è che possa diventare un utile strumento di apprendimento e approfondimento per quanti vogliano intraprendere il percorso di allenatore, i coach dei settori giovanili e i tecnici più esperti delle squadre seniores. Molto estesa è la parte dedicata al palleggio e interessante quella dell’uno contro uno. È un tributo dovuto al mio grande maestro Parpajola, allievo della scuola di Aza Nikolic, forse l’allenatore più famoso d’Europa e di tutti i tempi, i cui allenamenti Paolo andò a osservare dalla tribuna tutte le sere per un anno intero, col taccuino in mano».

Paolo Parpajola (al centro) a pranzo con Massimo Friso e Toni Paperini

Continuiamo con coach Friso che del libro ha scritto la prefazione. «Paolo Parpaiola – ricorda Massimo Friso – fu il mio primo allenatore. Giorgio Frescura, uno dei più promettenti giocatori di pallacanestro e mancato in età giovanile, era un mio carissimo amico. Quando avevo 12 anni, mi portò alla Virtus, dove trovai Parpajola che mi allenò per un anno per poi scartarmi, perché ero troppo piccolo di statura. Fu una grande delusione, ma questo non mi scoraggiò: il mio coach mi aveva insegnato che lo sport significa anche competere, lottare, mettere alla prova il proprio carattere. A lui devo tantissimo, ha influito moltissimo sulla mia vita reale. Giocavo a calcio, anche più che benino, eppure riuscì a farmi amare questo sport e farmi diventare quello che sono stato e sono oggi. Lo devo a lui, che pure mi scartò. Dopo più di 40 anni ricordo ancora gli esercizi che mi faceva fare. La bravura di un allenatore è trasmettere dei fondamentali, che poi si mantengono per sempre. Molti degli esercizi sui fondamentali offensivi e difensivi riportati in questo libro, mi tornano in mente in modo naturale. L’impostazione e l’esecuzione del tiro, del palleggio del passaggio, sono ben scolpiti nella mia mente, come i commenti caustici e i dotti riferimenti cinematografici che accompagnavano le correzioni in allenamento. Consiglio a tutti di leggere questo libro tecnico della pallacanestro di un vero maestro di questo gioco. È un lascito, ma nello stesso tempo rappresenta un punto di partenza. Una fonte d’ispirazione per un movimento cestistico padovano che ha bisogno di ricompattarsi per tornare ai fasti che gli competono. Parpajola fu un grande allenatore della Virtus, dove creò uno zoccolo duro di allenatori che hanno fatto scuola. Ed è su questo che sto lavorando».

Il clinic di Massimo Friso per i tecnici della Virtus

Sulla base degli insegnamenti del maestro del basket padovano, tutti gli allenatori del pool Virtus si sono ritrovati nei giorni passati per una riunione tecnica, sotto la guida del loro direttore tecnico Massimo Friso. Un modo per stare insieme, per migliorare, per lavorare uniti, per portare avanti un progetto. È proprio il caso di dire che “l’unione fa la forza”: l’unione degli allenatori della Virtus fa la forza della società neroverde che vuole trasmettere a tutti, in primis agli allenatori e a cascata ai giocatori, il massimo della pallacanestro padovana».

E per finire mi piace riportare le parole di Paolo Parpajola stampate all’inizio del libro.

Nikolic, Zorzi, Bonali, Pizzichemi sono gli allenatori che più hanno influito sulla mia formazione tecnica. Li ricordo con tanta, tanta nostalgia. Per più di trent’anni ho allenato tre società: il Cus Padova femminile, la Virtus Padova e il Cittadella. Queste società mi hanno dato tanto e resteranno sempre nel mio cuore. Ringrazio infine Toni Paperini per aver visionato e impostato il libro.

E a nome di tutti quelli che l’hanno conosciuto, incrociato sui campi da basket, avuto l’onore di averlo come coach, le quattro parole scritte da Paperini:

Grazie di tutto MAESTRO!!

  • Il libro Il basket di una vita è disponibile nelle librerie su prenotazione o reperibile al link www.editriceartistica.it.

Paola Marini

L’INTERVISTA. Pellecchia ad Albignasego

È ufficiale già da qualche giorno: Giovanni Pellecchia, allenatore nella stagione appena conclusasi della squadra virtussina dell’Under 17 d’Eccellenza, è il nuovo coach della prima squadra dell’Albignasego Basket. E a un allenatore neroverde, che solo in parte si toglierà i colori societari (Giovanni infatti continuerà ad allenare una squadra giovanile virtussina) non poteva non mancare un’intervista, e allora eccomi qui, a chiacchierare con un giornalista, uno che fa dello scrivere il suo lavoro di tutti i giorni.

 

Contento?

«Molto. È la prima volta a Padova, in una squadra senior e partendo da capo-allenatore. Squadre senior le ho già allenate, ma sempre come assistente, a Marostica prima e con Friso due anni fa. Mi piace molto, l’Albignasego è una società con ottimi rapporti con la Virtus, ci potranno essere sinergie con la società neroverde, vedi anche il recente progetto “Tutti per Padova, Padova per Tutti”, che ha visto la società dell’Albignasego, nelle persone del presidente Franco De Marchi e del suo direttore sportivo Toni Paperini, tra i partecipanti. La prendo con grande entusiasmo e poi sarà quello che sarà. La cosa bella, molto piacevole, è che da quando si è diffusa la notizia mi stanno arrivando tante testimonianze che mi fanno piacere sia perché sono rivolte a me, sia perché dimostrano che c’è una grande fame di basket in questa città. Tante sono state le telefonate, i messaggi, anche da fuori città».

E a dimostrazione di questo mi fa piacere riportare il post di Giovanni su Facebook perché tutti lo possano leggere, anche a chi è sfuggito:

Un grande ringraziamento a quanti (e sono stati davvero tanti), di persona o via fb, sms, whatsapp o altro, si sono complimentati con me e mi hanno augurato  in bocca al lupo per questa nuova avventura. Grazie di cuore! Al di là dell’affetto nei miei confronti, tutto questo sia testimonianza dell’interesse e della passione per il basket, che cova sotto la cenere in questa città.

Ti aspettavi una proposta simile?

«A dir la verità, negli ultimi anni, quasi a ogni estate, mi è arrivata una proposta da squadre senior. Poi, per un motivo o un altro ho lasciato decadere. Quest’anno però ci ho pensato un po’ di più, l’ho presa più seriamente in considerazione: ho pensato che alla mia età fosse giusto mettersi in gioco. Tra l’altro quasi in contemporanea è arrivata un’altra offerta che mi ha messo in crisi. Alla fine la mia decisione è stata di provarci e rispondere positivamente a Franco De Marchi».

Quando inizi?

«Ho già iniziato, sono impegnato a fare la squadra insieme al direttore tecnico e a quello sportivo (Massimo Pavan, ndr). L’Albignasego ha tradizionalmente un nucleo di 4-5 giocatori, che sono assieme da 8-9 stagioni, al quale si aggiunge Nicola Navaglia, giocatore che fino al dicembre 2012 ha vestito i colori della prima squadra Virtus. Stiamo valutando tra quelli che ci sono 2-3 ragazzi, che ho visto io».

Cosa ti ha spinto a rimetterti in gioco?

«A me piace molto allenare le giovanili, da sempre. Tant’è vero che mi piacerebbe molto portare un po’ della mia esperienza delle giovanili in questo gruppo senior. Voglia di respirare di nuovo aria di prima squadra mi era venuta, vediamo come andrà a finire».

Mi hai detto che hai percepito ”tanta fame di pallacanestro a Padova”, come pensi possa essere soddisfatta vista la crisi attuale?

«La crisi è legata al momento attuale, costi di gestione elevati, sponsor che si fanno fatica a trovare, la passione si vede e si sente tra la gente, tra i tanti tifosi che anche in questa stagione sono venuti a riempire le tribune del Pala Fabris in occasione dei playoff della prima squadra virtussina, ma anche gli spalti delle palestre minori spesso sempre pieni per le partite giovanili o di Promozione. È un discorso lungo ma che dobbiamo sempre tenere a mente».

Mi hai parlato di Marostica. Quali sono state le tue esperienze passate?

«Ho allenato 4 anni nella città vicentina, gruppi giovanili e come assistente di Roberto Rugo (padovano, di estrazione virtussina) in B/2. L’ultimo anno la società decise di esonerarlo e mi incaricò di continuare la stagione, era il 2010-2011. Poi sono arrivato in Virtus, dove per due anni ho seguito il settore giovanile, Under 17 in particolare. Il primo anno siamo arrivati alla finale provinciale, quello successivo, sempre con lo stesso gruppo, abbiamo partecipato al campionato d’Eccellenza dove siamo arrivati secondi in regione dopo la Reyer Venezia ed eliminati poi all’Interzona per differenza canestri. Si giocava contro squadre di prim’ordine, Abc Varese, Livorno e Stella Azzurra Roma. Nell’ultima giornata, contro quest’ultima squadra, abbiamo vinto di 7, ma dovevamo fare almeno una differenza canestri di 12 e così siamo stati eliminati. Fu comunque un campionato al di là delle aspettative, c’erano squadre forti come Benetton, Marostica e Reyer. Quest’ultima in particolare era composta dallo stesso gruppo che per due anni consecutivi, questo e lo scorso, si è laureata vice-campione d’Italia in DnG. E contro la Reyer, la Virtus aveva perso di parecchio all’andata ma di pochissimo al ritorno, dopo una partita punto a punto, a dimostrazione di quanto eravamo migliorati. Era l’anno che dal Petrarca erano arrivati alla società neroverde, Luca Roin e Simone Allegro. Poi come è ben noto a tutti nel 2012/13 sono stato assistente di Friso in prima squadra e nell’Under 19 Elite».

E nella stagione appena terminata all’Under 17 d’Eccellenza?

«Conquistato il quarto posto in regione, siamo andati allo sfortunato spareggio contro il Recanati a Ravenna. Una partita che vorrei dimenticare. Resta il rammarico per come ci siamo arrivati, un po’ per gli infortuni, un po’ per i ragazzi col doppio impegno, che erano reduci dall’Interzona e andavano alle Finali Nazionali Under 19 Elite. Da parte mia, l’impotenza di provare a cambiare le carte in tavola durante la partita; a parte il primo quarto in cui eravamo in vantaggio, dopo il primo break non abbiamo più avuto presa sulla partita. Merito comunque del Recanati, che ci ha creduto e contro le mie previsioni (nella mia intervista pre-spareggio Giovanni aveva definito l’Interzona “blindata”, con squadre molto toste, Casalpusterlengo, Siena e Brindisi) è approdato alle Finali Nazionali. Rammarico perché alla fase finale è approdato anche Treviso che in campionato avevamo battuto. Anche se l’epilogo è stato sfortunato, poco piacevole, resta nella mia testa, nei miei occhi e nei miei ragazzi, un’annata molto bella. Da sottolineare che contro la Reyer, che ha vinto sempre e perso solo nella finalissima contro Bologna, in realtà noi a Rubano abbiamo perso di 3  dopo un tempo supplementare. Onore al merito ai miei ragazzi! La Reyer a casa nostra se l’è dovuta sudare. È stata una partita tosta, bella, divertente, impegnativa, che dà soddisfazione. Ovvio che c’è il rammarico per non averla vinta però è stato uno dei momenti più alti dell’intero campionato, così come vincere alla Ghirada contro la Benetton. Sopra di 14 a 3’30”, sono riusciti a superarci e alla fine abbiamo vinto noi di 6».

Sei da 4 anni in Virtus Padova, come ci sei arrivato?

«Sono cresciuto nella “rivalità” della Virtus, ho giocato e allenato nel Petrarca prima del Marostica. L’anno prima di approdare in Virtus mi aveva contattato Franco Bernardi ma non potevo, troppo forte era l’impegno anche morale che mi legava alla squadra vicentina; poi l’anno dopo è stato il momento giusto».

Mi hai detto che giocavi a basket.

«Fatte tutte le giovanili con il Petrarca. Fino a 14-15 anni ero un piccolo fenomeno, da 45 canestri a partita, un po’ anche per la costituzione fisica, ero già alto come adesso. Poi ho iniziato a fare più fatica anche se a 15-16 anni giocavo nella squadra che è arrivata seconda alle Finali Nazionali di CaorleConcordia Sagittaria, squadra allenata da Massimo Friso. E da lì è iniziato il mio rapporto con l’allenatore della prima squadra Virtus».

Quando hai iniziato ad allenare?

«A 19 anni. È a quell’età che Friso mi ha fatto nascere il virus di allenare. A quell’epoca allenava l’Under 19 d’Eccellenza, poi a metà stagione subentrò in prima squadra e contemporaneamente seguiva un corso di minibasket. Ha iniziato a coinvolgermi e io pian piano ho iniziato ad allenare. È stato un bel punto di riferimento. E ci siamo ritrovati sulla panchina Virtus».

Altri ricordi?

«Giocavo come senior con la Pro Pace. Eravamo allo spareggio, per non retrocedere, partita secca, del campionato provinciale di Promozione. E abbiamo vinto. Campo neutro al palazzetto dell’Arcella, l’avversario se non ricordo male era il Piombino Dese. Partita tirata, intensa, sono stato il secondo miglior marcatore. Annata difficile ma chiusa con una vittoria».

Cosa vuoi trasmettere a chi ti legge?

«Al di là di quello che possano essere i risultati, il bello del basket sono le emozioni. Ogni volta che ritornano alla mente i ricordi di un evento, di una partita, di una vittoria come di una sconfitta, riaffiorano le emozioni che vivevo in quel momento, gioia o pianto, felicità o amarezza ma alla fine emozioni sempre molto belle. Così come con la partita contro la Stella Azzurra dove non avevamo raggiunto la differenza canestri necessaria per andare alle finali, sono scoppiato in un pianto dirotto, oppure col gruppo ’91, alle Finali Nazionali di Bormio, durante la partita ci fu un blackout: in quei 10 minuti non sapevo cosa fare tanta era la mia tensione e continuavo a spostare i borsoni dei miei ragazzi».

Grazie Giovanni, un grande grande In Bocca al Lupo per la nuova avventura.

Fonte: Paola Marini, www.virtuspadova.it.

Tutti per Padova, Padova per tutti

L’Albignasego Basket e le altre società del Pool hanno aderito al progetto promosso in connubio con altre realtà padovane per dare impulso all’attività giovanile d’Eccellenza e realizzare un canale di formazione privilegiato per atleti e tecnici delle categorie Under 17 e Under 19.

Un incubatore d’eccellenza per i ragazzi più promettenti del basket padovano. Virtus Padova, Roncaglia & Vigonza, Olimpia Camposampiero, Minibasket Orfeo, Scuola Basket Frogs, Monselice Basket e il polo cestistico Albignasego Conselve Montegrotto Padova Sud hanno siglato un’intesa per valorizzare i loro talenti Under 17 e Under 19.

Tutti per Padova, Padova per tutti. Questo lo slogan del progetto, avente come capofila la Virtus e benedetto dalla Fip di Padova, che mira nel lungo termine a formare gruppi giovanili d’alto livello, capaci di competere nel campionato Under 17 d’Eccellenza (nella foto l’Under 17 del nostro Pool guidata da Damiano Brigo) e nella DnG Under 19 confrontandosi con le più forti squadre d’Italia, ma che parallelamente si prefigge anche d’incentivare l’attività giovanile per le competizioni Elite e provinciali. Potenzialmente, sarebbero già 2 mila gli atleti coinvolti.

«Per numero di praticanti e tesserati», osserva il diesse virtussino Massimo Caiolo, «la pallacanestro padovana non è seconda a nessuno, ma non riesce a proporre una realtà di vertice. Abbiamo deciso di sottoscrivere questa unione d’intenti dando vita a un consorzio, che possa tracciare un percorso tecnico, in cui far confluire i migliori prospetti del nostro territorio. Il pool è aperto a tutte le società, che desiderano farne parte. Questo accordo infatti vuole essere soltanto un punto di partenza per allargare la base e ambire a traguardi ambiziosi».

Nella mente dei promotori c’è un sogno, neanche tanto celato: vedere nel prossimo futuro un’unica prima squadra senior, che scenda in campo al Pala Fabris. Per i giovani più meritevoli, però, lo sbocco immediato in prima squadra attualmente resterebbe quello della Broetto Virtus in DnC.

«Purtroppo», spiega Caiolo, «non ci sono ancora i tempi a Padova per creare un’unica entità cestistica di riferimento. Come canale tecnico d’eccellenza si sfrutta quello esistente della Virtus, ma ciò non vieta a un atleta e alla sua società di valutare altre opzioni qualora si presenti l’opportunità: lo scambio di giocatori è sempre condiviso in via tecnica e formale».

A fare da supervisori all’intera progettualità saranno i coach virtussini Massimo Friso e Daniele Rubini, che assolveranno anche l’incarico di responsabili tecnici dei quintetti d’Eccellenza in fase di gestazione. «Durante la mia esperienza di allenatore maturata in diverse società padovane», sostiene Toni Paperini, direttore tecnico del Pool Albignasego Conselve Montegrotto Padova Sud, «ho registrato alcuni tentativi andati a vuoto di unione in ambito giovanile. Stavolta, però, mi sembra che i presupposti siano positivi. Anche perché, in questo caso, lo scopo non è incassare denaro dai parametri dei giocatori. È una questione di orgoglio: Padova deve esprimere una dimensione tecnica adeguata per il settore giovanile, se vuole allestire un’unica squadra senior competitiva».

Fonte: il mattino di Padova

L’INTERVISTA: Faccia a faccia con Penso

Andrea Penso, ex tecnico dell'Albignasego

«Dopo aver giocato le giovanili tra Lido e Reyer a Venezia, mi sono trasferito per lavoro qui a Padova, dove ho iniziato a giocare per hobby con la Prima Divisione della Pro Pace. La squadra aveva una gestione comune e capitava durante i timeout di provare a dare qualche indicazione. Una quindicina di anni fa un compagno, scherzando, mi disse di provare a fare l’allenatore. Accese una lampadina. La stessa cosa me la sentivo dire da qualche coach che mi aveva allenato alle giovanili. Alla fine ci ho provato, in qualche modo volevo continuare con la pallacanestro e quella giocata aveva i giorni contati».

Tornando al presente, quali sono le tue considerazioni sull’esperienza fatta all’Albignasego Basket?

«La collaborazione è nata per caso, frequentato il corso condotto da Massimo Friso, non conoscevo quasi nessuno a Padova dell’ambiente e non sapevo cosa fare. Ricevetti una telefonata da Franco De Marchi, a cui ero stato segnalato da un compagno di corso. Ci trovammo e dopo aver capito dove si trovasse Albignasego (sono pur sempre veneziano), accettai di collaborare. Ad Albignasego ho allenato tutte le categorie giovanili, portato una squadra di giovani dalla Seconda Divisione alla Promozione, allenato per una parte della stagione la D fino alla salvezza e ho avuto l’opportunità di andare a scuola come assistente di Antonio Mormile, Michele Caiolo e Toni Paperini. Poi, negli ultimi due anni, mi è stata affidata la guida della squadra di C Regionale, dove abbiamo raggiunto le semifinali. Sicuramente è stata la parte più lunga e ricca di soddisfazioni della mia vita cestistica».

Penso conclude un percorso ultradecennale sulla panchina albignaseghese

Scelta amara?

«È come finire un buon libro, ti spiace ma non puoi farci niente, ti resta un bel ricordo. Una sensazione di dispiacere c’è ed è innegabile. In questi giorni, i ricordi sono proprio tanti, ma sono convinto che i tempi fossero maturi e che dovessi lasciare. Adesso, spero di avere qualche altra possibilità per poter allenare, perché l’unica cosa certa è che con la pallacanestro non ho chiuso di sicuro».

Come ti lasci con Albignasego?

«Con un abbraccio e un ringraziamento a tutte le persone che mi hanno supportato e sopportato come Carlo Bertoli e Massimo Pavan. Un grazie speciale va al mio assistente Michele Celi, che si è sorbito tutte le depressioni post sconfitta e ai ragazzi che abbiamo allenato (sempre impennato!!), senza i quali non sarebbe stato possibile divertirsi come abbiamo fatto. E naturalmente a Toni, che per primo ci ha creduto».

Fonte: Ciof.it

Coach Penso: «Arrivederci Albignasego»

Andrea Penso (nella foto) lascia la panchina dell’Albignasego Basket. L’uomo, che ha condotto i gialloneri per due volte di fila alla soglia delle finali playoff di C Regionale nell’ultimo biennio, ha ressegnato le dimissioni dall’incarico di capoallenatore. Una stagione ricca di soddisfazioni, ma al tempo stesso stressante e logorante, ha indotto Penso a maturare la convinzione, che fosse giunto il momento di fermarsi, nonostante la società gli avesse rinnovato in pieno la propria fiducia. Alla base della decisione, ponderata e condivisa con il direttore tecnico Antonio Paperini e il primo dirigente Franco De Marchi, soggiacciono anzitutto motivi e valutazioni di carattere personale, che hanno spinto Penso a chiudere la sua lunga esperienza tra le fila albignaseghesi.

Penso a rapporto con Marco Nanti

LA SCELTA. «Ho preferito compiere un passo indietro per il bene della società – spiega l’allenatore – Dopo aver raggiunto per due anni consecutivi le semifinali playoff, ritengo che il mio lavoro qui sia concluso. È la fine del mio ciclo da allenatore dell’Albignasego, in cui ho avuto modo di compiere un lungo percorso, lavorando praticamente a tutti i livelli: dall’Under 12 alla prima squadra».

L’EXCURSUS. Arrivato in giallonero agli inizi degli anni Duemila, Penso ha seguito come tecnico tutta la trafila delle giovanili allenando in tutte le categorie fino all’Under 19. Da head coach, ha guidato anche le formazioni di Prima e Seconda Divisione, assumendo la carica plenipotenziario della panchina in serie D subentrando in corso d’opera. Dopo l’anno di assistente con Michele Caiolo e il triennio di assistentato per Paperini, Penso aveva assunto le redini della prima squadra di serie C nella stagione 2012-2013.

Uno starting five dell'Albignasego Basket

MOTIVAZIONI. «È importante trovare nuovi stimoli e la squadra di quest’anno ha ancora molto da dare – rileva infine Penso –. Ora, mi riposerò per un periodo e poi vedrò se mi sarà offerta l’opportunità di allenare ancora, senza precludere alcuna possibilità. Qui ad Albignasego mi sono trovato benissimo e sento di essere in debito con tutti. Voglio ringraziare coach Paperini per l’incoraggiamento e il presidente De Marchi per la disponibilità, ma soprattutto il gruppo di ragazzi dell’ultima annata: se abbiamo ottenuto buoni risultati è soltanto merito loro. Un grazie di cuore a tutti!».

Paperini: «Albignasego stai attento a Riese»

Dopo la prestazione sotto tono con la Virtus Lido, domenica, alle 18.30, l’Albignasego Basket va a Riese alla caccia di una vittoria, che gli consentirebbe di tenere saldo il quinto posto condiviso al momento con Castelfranco Veneto. In queste ultime tappe di campionato, gli albignaseghesi dovranno sfidare avversarie agguerrite, che per motivi diversi lottano con l’imperativo del risultato.

La sconfitta casalinga contro la formazione litorale ha in parte modificato le strategie dei gialloneri, obbligati con tutta probabilità a vincere almeno tre delle quattro restanti partite di regular season per ottenere la certezza della quarta piazza playoff. Ma prima di tanti calcoli bisogna pensare alla trasferta nella Marca Trevigiana più ardua di quanto attesti la classifica.

ANALISI “PAPERINIANA”. «Riese è in recupero – analizza Toni Paperini (nella foto), responsabile tecnico del Pool Albignasego Conselve Montegrotto Padova Sud – Sicuramente, la metterà sul piano dell’intensità e dell’aggressività. Se non la affronteremo con il piede giusto, rischiamo seriamente di capitolare. È una formazione, che ha rialzato la testa e sta lottando con le unghie e con i denti per migliorare la propria posizione in zona playout. Se le sue sconfitte prima erano dovute ad assenze e difficoltà di vario genere, ora sta invece dimostrando di essere competitiva».

L’AVVERSARIA. Come avvenuto per la Virtus Lido, Scarpa & C. si misureranno con una squadra, penalizzata di 4 punti per la ritardata corresponsione dei parametri Nas, ma che gode di buona salute, grazie ai due successi consecutivi infilati a Resana e Limena. Per il resto le analogie, si fermano qui: il roster di Riese conta infatti un’elevata dose d’esperienza amalgamata a qualche “tocco” di gioventù. Il gioco d’area trevigiano verte attorno a Leonardo Lago e Francesco Barzan, principale terminale offensivo del gruppo allenato da Paolino D’Andrea. Sugli esterni si muovono invece Andrea Bizzotto, Alberto Gobbo (ex Caorle) e Matteo Scapinello, pericolosi sia in fase di penetrazione che al momento del tiro.

Arbitrano Luca Cavedon di Marano Vicentino e Michele Nati di Vicenza.

Albignasego nel catino della Cestistica

Domenica pomeriggio (ore 18.30), l’Albignasego Basket scende nel catino della Cestistica Verona per una delle trasferte più probanti di questa seconda parte di campionato. La matricola scaligera, terza forza della C Regionale, ha infatti disputato un girone d’andata superlativo guadagnandosi i galloni di squadra rivelazione del campionato, insieme all’altra sorpresa Favaro Veneto. Una neopromossa, che ha stupito, ma fino a un certo punto, visto che il suo roster ha giocatori esperti e qualitativamente validi per la categoria.

SOAVE. Il quintetto di Alessandro Bovo si regge sull’esperienza del centro Mario Soave (10 punti “secchi” di media a partita), approdato quest’anno alla corte scaligera dalla B/2 del Marostica, ma anche sul capitano di lungo corso Mattia Zampieri e sugli eroi della promozione in C/1 Enrico Marchini, Marco Flego, Antonio Lugoboni, Davide Filippini e Davide Ederle, coadiuvati da un plotone di giovani composto da Massimo Bovo, Paolo Zuppini e Filippo Viviani. Dell’attuale corso veronese, però, fa parte anche la guardia Nicola Brunelli (ex Bussolengo), molto pericoloso sulle linee di gioco perimetrale. Dopo sette vittorie filate, la striscia dei veronesi è terminata domenica scorsa con uno stop rimediato in quel di Limena (76-61). Sconfitta costata alla “Cesta” il secondo posto in coabitazione con il Favaro, che espugnando il campo di Riese Pio X ha scavalcato la stessa compagine biancorossa.

LA DIFESA. Dal canto suo, Albignasego, reduce da due battute d’arresto, sta attraversando una fase di appannamento dovuta agli infortuni e alle condizioni fisiche approssimative di alcuni suoi interpreti. Nelle ultime gare, l’attacco dei gialloneri ha tenuto il ritmo degli avversari trovando, prima a Caorle e poi in casa contro Duevile, un buon feeling con il tiro dalla lunga. Sul banco degli imputati, è finita però la difesa giallonera, che nelle due uscite più recenti ha incassato rispettivamente quasi 90 e 80 punti.

PRECEDENTI NEGATIVI. L’ultimo precedente in terra scaligera non arride agli albignaseghesi: nella stagione 2010-2011, i ragazzi di coach Paperini cedettero per 75-67 alla Cestistica concedendo 29 punti a Zampieri. All’andata di questo torneo, disputata al Pala San Lorenzo, i padroni di casa invece gettarono alle ortiche il successo nel finale (62-68), dopo aver condotto il match per tre quarti di gioco.

(nella foto in alto Marco Nanti al tiro)